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La reputazione non vive di rendite

Mi chiamo Mauro Mannocchi e sono il presidente di Confartigianato Imprese Roma, la più grande rete eu-
ropea di rappresentanza di artigiani e piccole imprese. Ho sempre fatto l’imprenditore e svolgo la mia funzione all’interno dell’associazione per passione e per la volontà di contribuire allo sviluppo dell’economia italiana attraverso un’associazione “no profit” (perché dobbiamo ricordare che le associazioni di categoria sono tutte “no profit”). Le azioni di Confartigianato tutelano gli interessi delle imprese associate, ma, nello stesso tempo, anche quelli dell’intera collettività: è questo il leitmotiv
di chi si impegna nel mondo associativo.

Le associazioni di categoria nascono nell’immediato dopoguerra, su spinta dei partiti politici. Confartigianato si forma nell’area cattolico popolare e liberale, CNA nell’area comunista e socialista Casartigiani nel mondo cattolico. La rappresentanza si snoda su diversi settori e filiere economiche, dall’artigianato all’industria, al commercio, all’agricoltura, ai servizi.

Fino agli anni Settanta il ruolo delle associazioni di categoria era quello di rappresentare le imprese nelle trattative con le altre parti sociali e con le istituzioni. E anche quello di convogliare il consenso nelle rispettive aree politiche. In questo senso non c’era neanche bisogno della ricerca di legittimazione, le associazioni erano in qualche modo legittimate dalla loro posizione di strumento di rappresentanza al fianco della politica, e vivevano di una Reputazione non guadagnata sul campo. Cominciarono così ad occuparsi anche dei servizi complementari. Facevano economie di scala che rendevano i servizi competitivi e incassavano risorse che consentivano loro di crescere, aggregare più iscritti, avere più consenso.

Successivamente con l’avvento dei primi mezzi di comunicazione di massa, della televisione pubblica e, dagli anni Ottanta, di quella privata, la politica ha avuto modo di raggiungere una platea sempre più ampia senza il bisogno di appoggiarsi ad organizzazioni intermedie. E quindi le associazioni di categoria hanno perduto il loro potere contrattuale all’interno delle istituzioni, con uno scollamento sempre maggiore. Si è posto dunque il tema di una legittimazione, di una identità precisa.

Oggi il mondo della rappresentanza è in grave crisi. Avendo acquisito legittimazione al fianco della politica, paga il prezzo delle proprie responsabilità politiche. E deve quindi reinventare la propria identità. Pensiamo per esempio al caso di Mafia Capitale a Roma: la condanna di Salvatore Buzzi, fondatore della cooperativa “29 giugno”, che faceva parte anche della
lega Coop, ha messo fortemente in crisi la Reputazione del mondo della cooperazione. Oggi il mondo della cooperazione sta quindi cercando di riunirsi intorno a un unico soggetto di rappresentanza.

Attualmente Confartigianato lavora cercando spazi che possano restituirle una buona Reputazione: è effettivamente un momento di grande riflessione. Credo che bisognerà avere il coraggio di assumere posizioni di sfida, il mondo della rappresentanza deve ritrovare la sua ragione di esistere e portare un nuovo contributo allo sviluppo della società.

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