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Investire nelle risorse umane

Mi chiamo Davide Rossi e sono il direttore generale di Aires, l’Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati, che dal 2005 riunisce le principali aziende e gruppi distributivi specializzati di elettrodomestici ed elettronica di consumo, e aderisce a Confcommercio. Attualmente sono anche il presidente di Optime, l’Osservatorio Permanente per la Tutela in Italia del Mercato dell’Elettronica, il cui scopo è tutelare la leale concorrenza tra le imprese che operano nel settore.

Oggi l’elettronica è diventata un punto di riferimento nella vita di tutti. Non si può pensare di vivere senza uno smartphone, così come non si viveva senza un frigorifero o una lavatrice 50 anni fa.

I prodotti dell’elettronica rappresentano un pezzo di vita delle persone, ma anche dell’economia del Paese, tant’è che l’1% dell’economia nazionale, cioè 1 euro ogni 100 della spesa complessiva degli italiani, finisce lì. Essendoci dunque una grande richiesta di prodotto, è facile che si verifichino fenomeni di distorsione, per questo abbiamo creato Optime.

Il nostro obiettivo poi è anche quello di valorizzare il mercato e tutto ciò che non è direttamente compreso nel prezzo di un prodotto, per esempio la disponibilità e la competenza dei venditori che lo consigliano nei negozi.

Come si fa? Investendo nelle risorse umane e nella formazione del personale. Ovviamente può essere difficile e anche costoso, però ci stiamo impegnando. Tuttavia è un qualcosa che non può fare soltanto il retail, dovrebbe esserci un contributo da parte dell’industria e dei brand di prodotto, che invece in alcuni casi hanno preferito strade più facili. Eppure in questo modo il settore potrebbe colmare il gap che ci divide dalla Germania: in Italia il 4% della spesa delle famiglie è investita in elettronica, in Germania esattamente il doppio.

In questo senso non vogliamo assolutamente scatenare una guerra contro l’acquisto on line, ma sottolineare che il punto vendita rappresenta un contesto di acquisto più sicuro e garantito, anche per esempio dal ritiro dell’elettrodomestico usato, mentre online la tutela è più difficile.
Un tempo il consumatore andava nei negozi di computer e ci trovava il tipico nerd che gli parlava un linguaggio per lui incomprensibile.

Oggi il rivenditore specializzato ha saputo fare – lasciatemelo dire – da intermediario culturale tra chi non ha nessuna competenza e il prodotto. Un bravo venditore ti consiglia quello più giusto per te, non necessariamente il più costoso. E non c’è chatbot né c’è intelligenza artificiale che lo possa fare: dipende tutto dalla sua capacità di entrare in empatia col cliente e di farsi spiegare qual è la sua esigenza.

Questo credo sia un punto importantissimo per i rivenditori di elettronica.
Guardando poi ai prossimi 5 anni, bisognerà tenere d’occhio alcuni segnali: molti rivenditori mi dicono per esempio che i loro negozi ormai sono diventati troppo grandi, e che la cosa comincia a creare dei problemi. Un’altra tendenza che si profila nel settore è quella delle concentrazioni, anche se personalmente la considero con qualche perplessità.

Quello che però voglio sottolineare in conclusione è che io credo che ci siano ancora molte opportunità in questo settore. E che è davvero importante che le persone comprendano quanto l’elettronica di largo consumo possa migliorare la loro vita, consentendo di risparmiare o di avere maggiore disponibilità di tempo. Ed è anche a costruire questa consapevolezza che oggi stiamo lavorando.

Davide Rossi
Direttore generale
Aires

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