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Investire per essere autonomi

Vi ricordate il 1996? Al cinema usciva Trainspotting, Shine e Il ciclone, Boris Eltsin veniva eletto come primo Presidente russo dopo la caduta dell’URSS e Clinton ottiene il suo secondo mandato. Non sembra poi così lontano, eppure stiamo parlando di un mondo in cui ancora non era stata fondata Google e ancora dovevano essere commercializzati lo StarTAC della Motorola e il 3310 della Nokia. In quegli anni avevo un’agenzia di pubblicità specializzata in elettronica di consumo e in informatica, un settore quest’ultimo che all’epoca era ancora pionieristico e in cui si cercava di dare un senso a tutte quelle nuove straordinarie tecnologie che iniziavano ad essere disponibili sul mercato. Tra i clienti c’era anche MC-link, un’iniziativa telematica nata nel 1986 dal genio di Bo Arnklit e Paolo Nuti che, con intuito e coraggio, nel 1992 l’avevano fatta diventare il primo “Internet provider” italiano. Una realtà interessante e avvincente per chi, come me, si era convinto che quella rivoluzione tecnologica era un’onda incontrastabile che doveva solo essere cavalcata.

Per farla breve a fine 1996, quando si navigava in Internet tramite modem telefonico ad una velocità di ben 33K, ho ceduto la mia partecipazione nell’agenzia di pubblicità e ho intrapreso un nuovo percorso come direttore marketing di MC-link. Il passaggio da consulente a manager è stato per me uno sviluppo quasi naturale, oltretutto in un’azienda che era in pieno decollo. La sfida è stata lunga e stimolante: quando ripenso ai 15 collaboratori con cui lavoravo all’inizio in un piccolo appartamento ai margini della “Tiburtina Valley”, rivedo anche tutta la fatica e l’entusiasmo che in questi anni ci hanno portato a crescere così tanto. Nel 2001 sono stato nominato dai soci fondatori Paolo e Bo Amministratore Delegato con l’obiettivo di far diventare MC-link un vero e proprio operatore di telecomunicazioni, risultato che abbiamo raggiunto nel giro di pochi anni mantenendo sempre alla base di tutto quella passione che ci animava venti e trenta anni fa, cercando sempre nuove tecnologie: dalle prime connessioni a banda larga “always on” (ADSL a 640K), ai servizi Cloud, fino alla banda ultralarga in fibra ottica (1.000K), e credo proprio che questa passione sia stata quel “qualcosa in più” che ci ha permesso di emergere in un mercato come quello ICT dominato dai giganti.

In questi anni ci sono senz’altro stati molti passaggi decisivi, momenti nei quali un AD sa bene che le decisioni prese potrebbero cambiare per sempre il destino della propria azienda e di tutti i suoi collaboratori. Tra questi ovviamente c’è stata la nostra quotazione in borsa nel 2013: per quegli “ex-ragazzi” appassionati di tecnologia vedere il logo MC-link ovunque in Piazza Affari è stato senz’altro un momento indescrivibile. Ma tra tutti, quello che credo abbia più fatto la differenza, è stata la scelta nel 2005 di dotarci di una rete proprietaria rendendoci così autonomi nel definire tipologia e qualità dei servizi offerti, aspetto che non soltanto ci ha permesso di competere con i grandi player del settore, ma anche di rafforzare la nostra identità.

Siamo così arrivati al 2018. Al cinema spopolano i film sui supereroi, Donald Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti e il mondo è ormai interamente connesso. MC-link è stata ceduta e fusa, insieme ad altri player del mercato, in IRIDEOS: il nuovo polo italiano delle telecomunicazioni, che fornisce a imprese, OTT, carrier e reseller, connessioni a banda ultra larga, reti multisede in MPLS, servizi di co-location e cloud di ultima generazione.
Il mondo è cambiato, ma anche in IRIDEOS non è cambiata la formula del piccolo-grande successo della ex MC-link: passione per i servizi offerti, competenza e investimenti in asset proprietari, tra cui più di 10 Datacenter e una rete in fibra ottica di 15.000 km, ossia in grado di attraversare la Terra e cominciare anche a tornare indietro.

 

Cesare Veneziani
Direttore vendite IRIDEOS SpA
Ex Amministratore Delegato MC Link SpA
www.mclink.it

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