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Una sfida al giorno

Una sfida al giorno, se tutto va bene: è così che da oltre un decennio mi approccio al mondo della rappresentanza. Una Confederazione sindacale è un luogo magico, ricco di energia. È un luogo dove convivono diverse sensibilità, dove occorre sviluppare la capacità di saper fare da collante fra varie anime e trovare il modo di tenere insieme Organizzazioni anche molto diverse tra loro nel rispetto delle singole specificità.
Per me CIDA, la Confederazione dei Dirigenti e delle Alte Professionalità, non è solo la “casa comune” della dirigenza italiana, è una famiglia, il posto dove tutti gli associati possono sentirsi parte di qualcosa di grande, che supera la somma delle singole parti.

Giungere a questa visione olistica non è stato semplice ma è stato un processo che mi ha arricchita professionalmente e personalmente.
Sono felice di aver “fatto la gavetta”, passando dall’ufficio stampa alla carica di Direttore, avendo avuto l’opportunità di analizzare ogni ambito di azione. Sono stati anni ricchi di emozioni e sfide, anni di grandi entusiasmi e forti delusioni ed oggi, sinceramente, non vorrei lavorare altrove: adoro sentirmi al centro di un sistema di rappresentanza che può divenire uno degli asset più importanti del Paese.

Lavorare in CIDA significa rappresentare una delle parti più qualificate della classe dirigente e sentire quindi l’obbligo morale di attivarsi professionalmente e socialmente per fornire idee ed impegno per una società più giusta, inclusiva e veramente meritocratica.
Il nostro sistema, forte delle dodici Organizzazioni nazionali aderenti, copre tutti gli ambiti lavorativi, dalla dirigenza industriale a quella del terziario, senza tralasciare la dirigenza pubblica, quella sanitaria, scolastica ed assicurativa. Ambiti molto diversi fra loro, ma accomunati da una stessa cultura manageriale pronta a lasciarsi “contaminare” dalle esperienze dei singoli settori e soprattutto ad accettare il peso di dover gestire cambiamenti complessi e inarrestabili.

A fronte di critiche ed attacchi indiscriminati ai cosiddetti “corpi sociali intermedi” CIDA, che vanta oltre 70 anni di vita, sta lavorando su più ambiti e, forte della competenza e della professionalità dei propri associati, si confronta in modo concreto con tutti i vari attori politici e sociali.

Se devo essere sincera, mi sento una privilegiata perché svegliarsi ogni mattina sapendo che si sta facendo qualcosa di buono per gli altri dona orgoglio e voglia di fare. Il mio mantra è: “Noi siamo quello che facciamo, sempre. L’eccellenza non è un atto ma un’abitudine”.

 

Teresa Lavanga
Direttore
CIDA
www.cida.it

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